Il Sindaco Brugnaro grida a complotti inesistenti

11 dicembre 2025 ore 10:30

Non possiamo che associarci all’autorevole smentita della Procura Generale di Venezia, massima autorità giudiziaria del distretto, che ha definito «del tutto priva di fondamento» la ricostruzione della giornalista Angela Pederiva sul Gazzettino secondo cui l’inchiesta che vede il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro indagato per finanziamento illecito ai partiti trarrebbe origine da presunti “dossieraggi” del finanziere Pasquale Striano pubblicati dal quotidiano Domani e rilanciati da Report. 

Tesi sostenuta pubblicamente dallo stesso Brugnaro, per il quale con la complicità della stampa sarebbe stato creato un «teorema» da cui sarebbe nata «la teoria che adesso ha Terzo per incriminarmi». Il riferimento è al sostituto procuratore della Dda di Venezia Roberto Terzo, che insieme alla collega Federica Baccaglini lo indaga per finanziamento illecito a se stesso e alla sua lista alle elezioni comunali che lo hanno riconfermato sindaco nel 2020.

In realtà, come chiarisce la Procura Generale di Venezia, l’indagine è nata da una segnalazione di operazione sospetta del febbraio 2021 raccolta dalla Banca d’Italia e inviata alla Guardia di finanza di Venezia dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, deputato alla raccolta e all’elaborazione delle segnalazioni. Report ha dato conto nel servizio “I nuovi Dogi” degli accertamenti svolti successivamente dalla Gdf veneziana, che nulla hanno a che vedere con il caso Striano. Alla collega del Gazzettino sarebbe bastato fare delle semplici verifiche o sentire la versione di Report prima di pubblicare, come imporrebbe la deontologia professionale. 

L’indagine della Procura di Venezia infatti ha accertato la condotta illecita di Brugnaro, che si sarebbe finanziato in modo occulto con 544 mila euro provenienti dalle sue imprese Umana e Consorzio Produzione e Sviluppo Nord-Est, di cui secondo i magistrati sarebbe rimasto «proprietario e gestore di fatto» ben oltre il 2017, data in cui il sindaco aveva dichiarato solennemente ai cittadini veneziani di avere affidato la gestione del suo gruppo imprenditoriale a un Trust cieco regolato dalle leggi dello Stato di New York per non incorrere in conflitti di interesse. 

Per i pm invece Brugnaro, insieme agli amministratori di Umana e di Consorzio Produzione e Sviluppo Nord-Est, avrebbe fatto confluire le cifre eccedenti per oltre mezzo milione di euro su un conto corrente della Volksbank intestato all’associazione “Un’impresa comune”, di cui era presidente il suo capo di gabinetto Morris Ceron, utilizzate poi per sostenere le sue spese elettorali ma deliberate in modo generico e iscritte a bilancio dalle società di Brugnaro come «Erogazioni liberali indeducibili» senza alcuna indicazione della natura di finanziamento politico delle erogazioni stesse.

Soldi mai dichiarati, secondo la Procura, al Collegio regionale di garanzia elettorale della Corte d’Appello di Venezia e alla sezione di controllo della Corte dei Conti, e usati per pagare spese elettorali per materiali e servizi, ricostruite minuziosamente fattura per fattura dalla Guardia di finanza, per una spesa complessiva di 513 mila euro. L’inchiesta giudiziaria ha potuto contare anche sulle dichiarazioni spontanee di un cittadino veneziano che ha presentato «documentazione fiscale di interesse investigativo»: Franco Tandin, collaboratore scolastico noto per le battaglie civili in nome della legalità, trovato morto nella sua abitazione il 21 giugno 2024.

Nel fascicolo è indagato per falso ideologico, tra gli altri, anche il mandatario elettorale di Brugnaro, Adriano Giugie: avrebbe omesso di dichiarare il superamento dei limiti di spesa per i singoli candidati, quantificati per le elezioni amministrative di Venezia in 330 mila euro, eludendo così la sanzione amministrativa fino al triplo della somma eccedente e la sanzione dell’ineleggibilità del candidato, che avrebbe determinato la decadenza di Brugnaro ai sensi della legge sul finanziamento ai partiti. 

Il sindaco Brugnaro non gridi dunque a inesistenti complotti attaccando la libera stampa che esercita semplicemente il diritto-dovere di informare i cittadini, ma risponda nel merito alle contestazioni della Procura di Venezia. Rispetto alle quali vale, ovviamente, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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