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Il padre: finalmente giustizia. Con lui Giorgio Sandri, il papà di Gabriele

Aldrovandi, confermata condanna
a 3 anni e 6 mesi per 4 poliziotti

Condanne definitive per i quattro poliziotti accusati della morte di Federico Aldrovandi, il 18enne deceduto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia in un parco a Ferrara. La Quarta Sezione Penale della Cassazione ha, infatti, rigettato i ricorsi degli agenti Enzo Pontani, Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri, contro la sentenza con cui la Corte d'Appello di Bologna li aveva condannati a 3 anni e mezzo di reclusione

Da sinistra, l'avvocato Riccardo Venturi, la madre di Federico, Patrizia Moretti, il fratello di Federico, Stefano, e il padre Lino
FERRARA -

Sono stati quattro poliziotti, con le loro percosse, a causare la morte del giovane studente ferrarese Federico Aldrovandi, la sera del 25 settembre del 2005, e non uno stato di "agitazione psicomotoria" del quale sarebbe stato preda il giovane, come hanno sempre sostenuto i quattro agenti.

È questa la verità processuale resa definitiva dalla Cassazione che ha confermato le condanne a tre anni (condonati) e sei mesi di reclusione per gli imputati - Monica Segatto, Enzo Pontani, Paolo Forlani e Luca Pollastri - nei confronti dei quali si aprirà anche un procedimento disciplinare.

In aula, al momento del verdetto, c'era il papà di Federico, vigile urbano a Ferrara, che per tutti questi anni ha seguito insieme alla moglie Patrizia - la prima a non essersi rassegnata all'insabbiamento delle indagini - la battaglia giudiziaria nei confronti della pattuglia che, alle sei del mattino di sette anni fa, ha "ecceduto" nell'uso della forza contro il loro ragazzo che gironzolava da solo, disarmato, in via Ippodromo. "È un'aria di giustizia che vorrei si respirasse in tutti i tribunali del Paese, penso soprattutto a quelli che devono decidere dei casi di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Michele Ferulli. Con i loro familiari ci sentiamo ormai tutti uniti da uno stesso dolore e dalla stessa ricerca di verità", ha esclamato, commosso, Lino Aldrovandi, appena uscito dalla Cassazione circondato dagli amici di Federico che gli hanno portato un mazzo di belle gerbere gialle. "È una sentenza storica che speriamo cambi la cultura delle forze dell'ordine", ha aggiunto l'avvocato Fabio Anselmo che ha affiancato la famiglia Aldrovandi e che segue anche gli altri casi.

Nella sua requisitoria il sostituto procuratore della Cassazione Gabriele Mazzotta aveva ricostruito quell'alba di botte, quattro contro uno, nella quale "in una sorta di delirio, agendo come schegge impazzite, anziché come responsabili rappresentanti delle forze dell'ordine, i poliziotti ritennero di trovarsi davanti a un mostro dalla forza smisurata che aveva solo tirato un calcio a vuoto, e lo hanno

immobilizzato, percosso fino a farlo ricoprire di ematomi". Il Pg, come già appurato dalle sentenze di merito, aveva rimarcato "l'irrilevanza" della droga assunta da Aldrovandi - un po' di anfetamina - nella causa del decesso. In proposito, l'avvocato Anselmo ha ricordato come la famiglia non abbia mai negato che Federico potesse aver assunto droga, mentre uno dei poliziotti rifiutò di fare il test tossicologico. Per il Pg, il giovane è morto "per il trauma a torace chiuso", provocatogli con "percosse da schiacciamento quando era già ammanettato" e "c'è stata cooperazione colposa per via della comune scelta di azione, della consapevolezza di agire insieme che avrebbe imposto di controllare anche quello che facevano i colleghi e di regolarlo. Invece gli agenti hanno trasceso colposamente i limiti consentiti al loro intervento".

Presente anche Giorgio Sandri, il padre del tifoso della Lazio Gabriele, ucciso da uno sparo dell'agente Spaccarotella. Il papa di 'Gabbo' è venuto a portare la sua solidarietà' a Lino Aldrovandi.



Ultima Modifica: 22 giugno 2012, 08:58