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Club - Il Signor Robinson

  • Durata:01:44:00
  • Andato in onda:18/12/2014
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IL SIGNOR ROBINSON-MOSTRUOSA STORIA D’AMORE E D’AVVENTURE di Sergio Corbucci – I – 1976 – 110’ Con PAOLO VILLAGGIO, ZEUDI ARAYA, ANNA NOGARA, PERCY HOGAN Sarà anche sciocco dare credito alla scaramanzia, ma per Roberto (Villaggio), per tutti Robi, i guai iniziano proprio un venerdì 17. Siamo in agosto e il Robi, insieme alla prepotente e petulante Magda (Nogara), sua moglie, si imbarca su una nave per una crociera venduta come indimenticabile. Di indimenticabile c’è l’affondamento del transatlantico, per fortuna tutti i passeggeri sono tratti in salvo tranne il Robi di cui si sono perse le tracce. Robi riesce a salvare la pelle approdando su un’isola deserta, dove però si rende conto che i veri guai sono in realtà appena iniziati. Infatti non è facile per un ricco professionista dell’agiata borghesia milanese cavarsela fra animali selvaggi e pericolosi, nel mezzo di una poco accogliente foresta tropicale, dove la cosa più difficile è procurasi da mangiare. Dopo alcune peripezie che vedono il naufrago rischiare di essere quando sbranato da un caimano, quando morso da un serpente, quando colpito da un perfido boomerang, per il Robi la speranza si materializza in una splendida donna di colore (Araya), giunta fin lì da un vicino atollo. Con scarsa fantasia il “Robinson Crusoe” meneghino battezza la sua coinquilina col nome di Venerdì, per poi tentare i primi approcci con lo scopo di sedurre la bella indigena. Purtroppo il Robi non ha fatto i conti col dio Magdu, uno che se gli tocchi quella donna rischi di essere investito dalla sua collera; al Robi va anche peggio quando si trova di fronte l’intera tribù di Venerdì che, guidata da Mandingo (Hogan), da naufrago affamato il Robi diventa ottimo cibo per quei selvaggi. A salvarlo c’è il provvidenziale arrivo di Magda. Dalla padella alla brace. Sarà pure una macedonia fra “Fantozzi” e “Le avventure di Robinson Crusoe”, ma Corbucci e la coppia di sceneggiatori Castellano & Pipolo ci fanno ridere per quasi tutto il film. Il boomerang che non finisce mai di perseguitare il protagonista; la noce di cocco più dura dell’acciaio; la finta radiolina con gli altrettanti finti telecomando e tv; la sfilza delle conquiste sociali elencate dal “cartesiano” Robi per convincere Venerdì a cedere alle sue avances; il nascondere denaro e averi di fronte all’apparizione in tv di Enrico Berlinguer e soprattutto l’occhio del caimano, il cui aprirsi è sottolineato da un suono simile a quello di un campanello, sono trovate forse non originali ma che, almeno qua, funzionano. Evidente è anche il verso che Corbucci fa alla sua collega Lina Wertmuller e il suo “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, ma anche al successo internazionale di “Mandingo” dell’anno precedente, diretto dal grande Richard Fleischer. Dire che la Araya è splendida è poco, per cui ci limitiamo a ricordare che l’attrice, nata in Eritrea, aveva esordito al cinema quattro anni prima, a soli ventuno anni, in un film dal titolo “La ragazza dalla pelle di luna” nei panni, manco a dirlo, della protagonista; successivamente fu notata da Franco Cristaldi che l’arruolò per questo film da lui prodotto. E già che c’era la sposò. UMBERTO BERLENGHINI

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