Gli spazzacamini e Iqbal, "eroi bambini"
Per gli spettatori di oggi e' piuttosto scontato che il cinema si occupi di soprusi e di ingiustizie sociali. Non doveva essere cosi' agli inizi del Novecento, quando l'arte inventata dai fratelli Lumiere muoveva i primi passi. Desta dunque molta sorpresa che nel 1914 un regista italiano, Umberto Paradisi, raccontasse con la cinepresa una storia che ruotava intorno ad una piaga sociale dell'epoca: l'impiego dei bambini nella pulizia dei camini, lavoro duro e pericoloso. "Gli spazzacamini della Val d'Aosta", questo e' il titolo del film dimenticato, torna ora a vivere, dopo un meticoloso restauro voluto dalla Fondazione Cineteca di Milano e dal Museo del cinema di Torino. Si tratta di una pellicola bella e interessante, mai vista prima d'ora in tv; bella e interessante almeno quanto "Iqbal", del 1998. Piu' di ottant'anni dopo e' toccato a Cinzia Th Torrini misurarsi con un tema simile: lo sfruttamento dei bambini nella tessitura dei tappeti orientali. A Tg1 Persone la regista racconta i giorni della lavorazione del film e la difficile scelta dei due protagonisti che hanno offerto i loro volti al protagonista: Iqbal aveva 12 anni quando divenne la personalita' simbolo della lotta contro il lavoro minorile. Venne ucciso per questo. Una storia vera.