Quante sono le parole che si sono perse nei grandi fiumi della storia? Di quanti esseri umani non vi è più traccia né memoria. E quante tradizioni sono scomparse, quante civiltà, quante religioni? Perché una sopravvive e l'altra no? Le ragioni storiche sono ricostruibili, certamente. Ma sempre qualcosa di misterioso rimane, di ingiustificato, di oscuro. Da oggi guarderemo alla storia di Mani, e al movimento che da lui è nato, di cui pare essere rimasta solo questa parola "manicheo", usata per lo più con una certa imprecisione. Mani, vissuto nell'impero persiano nel III secolo e.v., come ci spiega Gherardo Gnoli, presidente dell'Isiao, con una consapevolezza profonda del male patito dalle creature e dall'intera creazione, tenta una soluzione che in parte è debitrice di dottrina al buddhismo, allo zoroastrismo, al cristianesimo, in parte è di grandissima originalità. Inviso al potere per il suo universalismo e per lo spirito di missione, fu ucciso dopo supplizi atroci. In questa prima puntata ne ripercorriamo la vita. Segnalazioni: Gherardo Gnoli (a cura di), Il Manicheismo vol I. Mani e il manicheismo, Fondazione Lorenzo Valla/Arnoldo Mondadori editore Aldo Magris (a cura di), Il Manicheismo. Antologia dei testi, Morcelliana, 2000 Amin Maalouf, Giardini di luce, Bompiani Giuseppe Vadalà, SYZYGOS. Il Doppio, da Compagno Divino a Immagine del Sé, Moretti e Vitali Dei libri di Mani, oggetti d'arte e di fervore, della sua fede generosa, della ricerca appassionata del suo messaggio d'armonia tra gli uomini non resta nulla. Della sua religione della bellezza, della sua sottile religione del chiaroscuro, abbiamo conservato soltanto le parole "manicheo", "manicheismo" che nella nostra bocca sono diventate un insulto. Infatti, tutti gli inquisitori di Roma e della Persia si sono coalizzati per sfigurare Mani, per spegnerlo. In cosa era tanto pericoloso da rendere necessario scacciarlo persino nella nostra memoria? "Sono giunto dal paese di Babele", diceva, "per far risuonare un grido attraverso il mondo". Il suo grido fu udito per mille anni. In Egitto lo chiamavano "l'apostolo di Gesu`", in Cina lo soprannominavano "il Buddha di Luce"; la sua speranza fiorì sulle rive dei tre oceani. Ma ben presto si cambiò in odio e accanimento. I principi del mondo lo maledirono; per loro egli divenne "il demone mentitore", "il recipiente ricolmo di Male " e, nella loro rabbia, "il maniaco"; la sua voce "il perfido incantesimo"; il suo messaggio "ignobile superstizione", "eresia pestilenziale", Poi i roghi compirono la loro opera, consumando nello stesso fuoco tenebroso i suoi scritti, le sue icone, i suoi discepoli migliori, e quelle donne altere che rifiutarono di sputare sul suo nome. (da Amin Malouf, Giardini di luce)